LETTERA APOSTOLICA
AL VENERABILE SERVO DI DIO
GIUSEPPE MARELLO
VENGOMO DECRETATI GLI ONORI DEI BEATI
GIOVANNI PAOLO II
A PERPETUA MEMORIA
"Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto" (Gio 15,5).
Questa promessa evangelica si è realizzata in modo meraviglioso anche nella vita e nell'apostolato del vescovo Giuseppe Marello, il quale coltivò l'intima unione con Dio e, avendo in sé gli stessi sentimenti di Cristo Gesù (Fil 2,5), con impegno costante e ardente zelo pastorale si adoperò per l'avvento del regno di Dio nel mondo e conseguì abbondanti frutti spirituali.
Questo grande pastore di anime nacque a Torino, il 26 dicembre 1844. Rimasto orfano di madre nella sua fanciullezza, si affidò alla protezione della Madre celeste, che divenne la guida della sua vocazione. Nel seminario diocesano di Asti intraprese il cammino verso il sacerdozio, non senza sperimentare momenti difficili, che servirono a maturarlo interiormente e a orientarlo decisamente verso il servizio di Dio e del prossimo con santità e competenza. Crebbe in tal modo nella stima dei superiori e dei compagni. Con alcuni di essi in particolare si legò con un profondo vincolo di amicizia, che li portò a darsi una regola di vita e a viverla insieme.
Ordinato sacerdote il 19 settembre 1868, fu scelto dal Vescovo di Asti, Mons. Carlo Savio, come suo segretario e in un secondo momento come suo confessore. Ebbe così l'occasione di vivere esperienze nuove e fondamentali. Da lui imparò l'inesauribile capacità di donarsi, trasformando il suo arido compito di segretario in un apprendistato di servizio apostolico. Allargò il suo apostolato dedicandosi all'insegnamento del Catechismo, alla direzione spirituale, all'apostolato della buona stampa, all'educazione della gioventù. Accompagnando il suo Vescovo nelle visite pastorali, avvertì l'urgenza di aiutare il clero nell'apostolato parrocchiale. Fece sua l'ansia dei Vescovi del suo tempo di portare nella società il fermento evangelico anche con l'aiuto dei laici riuniti in associazioni cattoliche.
Contemporaneamente coltivò nel suo cuore il vivo desiderio di dedicarsi al Signore in una Trappa. Se non poté realizzare questo suo desiderio perché da Dio chiamato ad altra vocazione, trasmise però questa sua ansia di consacrazione al Signore ad altri giovani, fondando la Congregazione degli Oblati di San Giuseppe. Fece rinascere in tal modo, nella città di Asti, l'esperienza della vita religiosa maschile, abolita dalle leggi eversive del tempo.
Ai suoi Oblati propose di esprimere nella propria vita e nell'apostolato il mistero cristiano come lo visse San Giuseppe nell'unione con Dio, nell'umiltà, nel nascondimento, nella laboriosità. Era solito dire: "Bisogna prendere le proprie ispirazioni da San Giuseppe, che fu il primo sulla terra a curare gli interessi di Gesù, Esso che ce lo custodì infante, lo protesse fanciullo e Gli fu in luogo di Padre nei primi trent'anni della sua vita qui in terra". Volle che i suoi figli spirituali curassero innanzitutto l'educazione morale e religiosa dei giovani, specialmente con la catechesi, e il ministero pastorale nelle parrocchie.
La sua luce doveva risplendere ben presto sul candelabro. Difatti, il Sommo Pontefice Leone XIII lo nominò Vescovo di Acqui, e i sacerdoti e i fedeli di questa diocesi ammirarono la sua fede senza misura, la sua carità pastorale senza risparmio, la sua bontà verso tutti, l'umiltà, la pazienza e lo spirito di preghiera, al punto da essere ritenuto un novello San Francesco di Sales.
Si sentiva "Oblato" e come "Oblato" viveva: cioè, come completamente consacrato a Dio e dedito al suo popolo, così da testimoniare con le opere, con la parola e gli scritti la bontà del Padre Celeste verso tutti, in particolare verso i giovani. Con impegno e spirito di sacrificio visitò tutte le parrocchie della diocesi, incurante dei disagi. A lui, come a buon pastore del gregge, accorrevano i fedeli per consiglio e per aiuto, e con fiducia gli portavano i bambini infermi perché li benedicesse. Per il suo ardore apostolico e per le sue eminenti virtù, il Papa Leone XIII lo definì "una perla di Vescovo", e Pio X "il Vescovo Santo". Dopo appena sei anni di Episcopato, la morte lo colse il 30 maggio 1895 a Savona, dove, nonostante le precarie condizioni di salute, si era recato per le celebrazioni del terzo centenario della morte di San Filippo Neri.
Perdurando dopo la morte la fama della sua santità, confermata anche dalle numerose grazie attribuite alla sua intercessione, fu avviata la Causa di Canonizzazione con la celebrazione del processo ordinario informativo. Compiute le pratiche di diritto, il 12 giugno 1978 il Sommo Pontefice Paolo VI dichiarò che il vescovo Giuseppe Marello aveva coltivato in grado eroico le virtù teologali e cardinali e le altre connesse.
Nel 1991 si tenne ad Asti il processo canonico riguardante una presunta guarigione miracolosa, avvenuta nel 1944 e attribuita all'invocazione del Venerabile Servo di Dio. Sottoposto ad esame, il caso ottenne un giudizio favorevole e il 2 aprile 1993 fu promulgato il Decreto relativo al miracolo. Di conseguenza, abbiamo stabilito che il rito della Beatificazione sia celebrato in Asti, durante la nostra visita pastorale a quella diletta diocesi.
Oggi, pertanto, in questa città di Asti appena menzionata, durante la solenne celebrazione della Messa, abbiamo pronunciato questa formula:
Noi, accogliendo il desiderio del nostro fratello Severino Poletto, vescovo di Asti, di molti altri Fratelli nell'Episcopato, della famiglia religiosa degli Oblati di San Giuseppe e di molti fedeli, dopo aver avuto il parere della Congregazione delle Cause dei Santi, con la nostra Autorità Apostolica concediamo che il Venerabile Servo di Dio Giuseppe Marello, Vescovo, Fondatore degli Oblati di San giuseppe, d'ora in poi sia chiamato Beato, e che si possa celebrare la sua festa, nei luoghi e secondo le regole stabilite dal diritto, ogni anno, il 30 maggio, giorno della sua nascita al cielo. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
Quanto abbiamo decretato con questa Lettera vogliamo che sia ratificato e confermato ora e in futuro, nonostante ogni altra disposizione in contrario.
Da Asti, con il sigillo del Pescatore, il 26 settembre 1993, anno quindicesimo del Nostro Pontificato.
L. - S.
Angelo Card. Sodano
Segretario di Stato.