LETTERE DI FONDAZIONE

 

 

 

94                                                         A DON CESARE ROLLA

                                            Asti, festa del Poverello d’Assisi, 4 ottobre 1877

 

 

J.M.J.

 

Carissimo in D.no  

 

Qui non renuntiat omnibus quae possidet... qui non odit patrem ed matrem... adhuc autem et animam suam non potest meus esse discipulus. Quanti si contano ancora oggidì veri discepoli di Gesù Cristo in questa Italia che fu per molti secoli la terra classica del Monachesimo? Quasi nessuno pensa più alla pratica dei consigli evangelici; e mentre si moltiplicano le Congregazioni di donne e salgono annualmente a molte migliaia le vocazioni nel sesso divoto, i Noviziati dei Conventi sono oramai fatti deserti.  L’amor delle ricchezze dei piaceri della libertà avrà dunque siffattamente oscurate le massime del Vangelo che ormai più nessuno voglia farsi discepolo del divin Maestro? Si dovrà dire collo spirito del mondo che i Religiosi hanno fatto il loro tempo?... No, i Consigli Evangelici devono essere praticati da un certo numero di cristiani in ogni tempo, altrimenti G. C. avrebbe parlato invano.

Dunque... adoperiamoci ad agevolare, malgrado gli impedimenti del mondo, anche per gli uomini, in qualsivoglia condizione sien posti, ciò che è tanto e così variamente facile per le donne: lo stato di vita più perfetto. Non è da supporre che in mezzo alla plebe cristiana manchino quelle anime che anche oggidì si distaccherebbero dal mondo per l’amore di G. C. . Benedetto chi si farà strumento provvidenziale della loro eterna salute! — Eccomi al punto di farle confidentemente un’interrogazione a cui desidero che Ella mi risponda con pari confidenza come Dio la inspira. Conosce per avventura alcuna di queste anime, sia pure d’un rozzo campagnolo o di un povero operaio, che si senta inclinata ad affratellarsi con altre, per poter dire con S. Pietro: ecce non reliquimus omnia et secuti sumus Te? Se vi è, preghiamo il Signore che la confermi nella vocazione e la renda generosa nel momento opportuno. Anche per chi non è atto agli studi deve essere possibile l’osservanza dei Consigli Evangelici e l’assicurazione della propria salvezza nello stato religioso. I pericoli del mondo sono troppo gravi perché si abbia a supporre che la Provvidenza rifiuti un asilo a tanti pei quali è necessario rifugio alla loro debolezza. Ritorno all’interrogazione con fiducia che Ella mi potrà rispondere affermativamente ed io quindi scriverle maggiori cose in proposito. E’ inutile che aggiunga la raccomandazione del secreto. Sono cose delicatissime e la discrezione comanda ad entrambi di parlarne solo coram Domino da Cui solo può venirci lume ed indirizzo in questa materia che è di tanto interesse per le anime da Lui redente.

Pregherò per lei affinché ella pure si ricordi nelle orazioni di chi se le professa

 

Aff.mo nel Signore

 

Sac. Giuseppe Marello

 

 

 

 

 

95                                                           A DON CESARE ROLLA

                                                     Asti, 4 novembre 1877, festa di S. Carlo

J.M.J.

 

Carissimo in D.no,

 

Ho indugiato a scriverle per. accertare sempre meglio i voleri di Dio. Monsignor Vescovo ed un’altra persona per me Veneranda, cui apersi il mio desiderio l’approvarono a questa condizione di esplorare bene anzitutto il divino consentimento. Anch'ella perciò non parli con nessuno di quanto le scrissi finché piaccia al Signore di mutare i desideri in realtà: si limiti a cercare, come promise, qualche anima di buona volontà (giovane o matura fa lo stesso, purché corrisponda allo stato di vita religiosa secondo le condizioni più sotto espresse) e a coltivarla fino al tempo opportuno. Secretum Regis abscondere bonum est; facendo le opere di Dio in silenzio, senza confidare negli uomini e neppure in noi stessi, ma pieni di speranza negli aiuti soprannaturali, tutto camminerà per il meglio ~.

— Non aggiungo altro per ora; le esprimo soltanto in brevi termini e con maggior precisione che non nell’ultima mia lettera le condizioni in cui deve trovarsi e le disposizioni di spirito che ha da assumere chi voglia allontanarsi dal mondo e ritirarsi a servir Dio nella — Casa di San Giuseppe  — Anzi per comunicarle appieno il disegno le trascrivo addirittura il primo abbozzo della Regola fondamentale come l’ho presentato e fatto esaminare a Monsignor Vescovo. Lo esamini anch’ella in secreto coram D.no: pregando che diventi il primo impulso di una buona opera e la causa, anche soltanto occasionale, d’una fondazione da incominciarsi un bel giorno dalla persona che la Provvidenza avrà designata a questo fine. Mi raccomandi al Signore ed altrettanto in ricambio farà chi si riconferma con tutto cuore suo afl.mo in Christo Jesu

 

Sac. Giuseppe Marello

 

PS. - Non si disturbi a rispondermi; la sua prima risposta mi assicura abbastanza, di ciò che d’altronde era persuaso, dell’interessamento suo per tutto quello che ravviserà essere in beneplacito di Dio.

  

 

Compagnia di S. Giuseppe

 

A chi per qualsiasi ragione, (età inoltrata, difetto di studio etc.) non possa aspirare allo Stato Ecclesiastico o Religioso, e tuttavia desideri di seguire dapresso il divin Maestro coll’osservanza dei Consigli Evangelici, è aperta la Casa di S. Giuseppe, dove, ritirandosi col proposito di permanervi, nascostamente e silenziosamente operoso, nell’imitazione di quel grande Modello di vita povera ed oscura, avrà modo di farsi vero discepolo di Gesù Cristo.

Il Fratello di S. Giuseppe non è Religioso Professo ma semplicemente Oblato che si offre di continuo a Dio, per tendere alla perfezione, staccato da ogni terreno godimento di corpo e di spirito.

Le obbligazioni della Compagnia di San Giuseppe sono tracciate dalle parole stesse di N. S. G. C. che disse: chi non si distacca da tutto ciò che possiede... chi non rinuncia all’amore dei parenti e perfino di se stesso non può essere mio discepolo ”, parole che racchiudono i tre punti essenziali della vita di perfezione: povertà ossia rinunzia dei beni della terra; castità ossia rinunzia dei piaceri; obbedienza ossia rinunzia della volontà.

S. Benedetto, Patriarca della vita religiosa in Occidente, espresse questa triplice rinunzia con ammirabile precisione e brevità nella seguente Regola: Non deve avere il Fratello alcuna cosa di proprio: niente del tutto; non essendo affatto lecito avere in suo arbitrio neppure il proprio corpo e la propria volontà (Regola di S. Benedetto cap. 33).

La Casa di S. Giuseppe a meglio effettuare il distacco effettivo dalle cose terrene si servirà, per le sue indispensabili relazioni esterne, dei Fratelli Coadiutori, i quali, nel rispettivo loro stato osservando il distacco affettivo colla povertà di spirito, colla mortificazione dei sensi e colla obbedienza al proprio Direttore potranno essere veri Membri della Compagnia e godere, in ricambio del servizio temporale prestato ai Fratelli  Oblati, la partecipazione di tutti i loro beni spirituali.

 

Laus Deo.