CONGREGAZIONE PER LE CAUSE DEI SANTI

Decreto "Acquen. seu Asten.", 12 giugno 1978:

Virtù eroiche del servo di Dio Giuseppe Marello (1844-1895), Fondatore degli Oblati di San Giuseppe e Vescovo di Acqui.

 

«San Giuseppe è il modello degli umili, che il Cristianesimo solleva a grandi destini; San Giuseppe è la prova che per essere buoni e autentici seguaci di Cristo non occorrono grandi cose, ma bastano ed occorrono virtù comuni, umane, semplici, ma vere ed autentiche» (Paolo VI, Allocuzione del 19 marzo 1969).

Avere percepito questa verità, averne fatto un principio di vita per sé e per gli altri, averla personalmente esperimentata è stato il carisma e l’impegno di Giuseppe Marello, fondatore degli Oblati di San Giuseppe e Vescovo di Acqui.

Figlio di Vincenzo e di Anna Maria Viale, Giuseppe Marello nacque a Torino il 26 dicembre 1844. Dopo la morte prematura della madre, a 8 anni si trasferì presso i nonni a San Martino Alfieri, da dove passò il 31 ottobre 1856 nel Seminario di Asti. La sua vocazione conobbe la prova, ma anche la dedizione, comprovata dal notevole profitto nello studio, pietà, disciplina e condotta morale.

Divenuto Sacerdote il 19 settembre 1868, il suo Vescovo Mons. Carlo Savio lo scelse come segretario e potè esperimentarlo ritirato, assiduo negli studi ecclesiastici, prudente nel trattare gli affari, gelosissimo custode dei segreti, bene educato e docile. Data la sua straordinaria attitudine alla virtù, il Marello approfittò moltissimo dell’alta scuola di vita sacerdotale di Mons. Savio, perfezionandosi talmente nello spirito di mansuetudine e di umiltà da divenire ammirabile a quanti lo avvicinavano. Il Concilio Vaticano I, al quale egli partecipò col suo Vescovo, arricchì la sua esperienza ecclesiale, che nel pontificato di Pio IX si era venuta esprimendo nelle tre grandi proclamazioni dell’Immacolata Concezione, della infallibilità del Papa e del Patrocinio di San Giuseppe.

Se la stima di Mons. Savio per il Marello divenne tale da sceglierlo infine come suo confessore e come suo erede, anche gli altri poterono ammirare, attraverso le successive responsabilità affidategli in diocesi, la «gemma preziosa di sacerdote» che egli era. Dal 1881 fino alla sua elezione episcopale disimpegnò con rara perizia e prudenza l’ufficio di Cancelliere della Curia.

Dal 1880 al 1882 fu Direttore spirituale del Seminario, dove con le istruzioni e soprattutto con l’esempio contribuì potentemente a risvegliare tra i seminaristi lo spirito di pietà. Nel 1880 fu nominato Canonico effettivo della chiesa cattedrale, ricoprendo nel 1886 la seconda dignità capitolare, quella di Arcidiacono. Nominato Esaminatore prosinodale nel 1887, mostrò la sua vasta dottrina morale nella retta estimazione dei candidati.

Nel 1883 acquistò, con altri canonici, il vasto edificio di Santa Chiara, per trasferirvi un Ospizio di carità; due anni dopo si offerse spontaneamente di andare a vivere in mezzo a quella famiglia di emarginati, divenuti presto oltre 200, per curarne meglio gli interessi morali e materiali, consacrando così la sua persona e i suoi proventi a un’opera che non aveva redditi certi.

Dotato di una alacrità singolare, sapeva unire la tranquillità alla costanza; disimpegnava tutti i suoi uffici con dignitosa calma e pari fermezza, guadagnandosi la stima e il rispetto di tutti, pur non deflettendo dalla via del dovere.

Riservato, umile e modesto, fu sempre castigatissimo nel giudicare e parlare del suo prossimo. Nonostante i frequenti contatti sia col clero sia con ogni ceto di persone, nessuno lo vide mai irritato nel contegno né acerbo nelle espressioni, ma sempre mite d’animo e paziente.

Uomo di grande fede, la esprimeva nella preghiera e nel contegno edificantissimo che assumeva in tutte le sacre funzioni. Il suo zelo si manifestava promovendo molte pie devozioni specialmente nella chiesa annessa all’Ospizio; per suo impulso si introdusse in Asti, dopo che a Roma, la pratica della devozione a Maria Santissima regina dei cuori, secondo il metodo di San Luigi Maria Grignon de Monfort.

Consapevole di collaborare strettamente col Salvatore nell’opera di conversione, attendeva giornalmente, mattino e sera, al sacramento della penitenza, sia nella chiesa cattedrale sia nel seminario e in altri Istituti. Predicava di spontanea volontà e spesso, ascoltato volentieri a motivo della sua eloquenza piena di dottrina, dignitosa e soave. Il suo amore verso Dio veniva in tale modo tradotto quotidianamente in servizio verso i fratelli, nascondendo un esercizio straordinario di virtù sotto l’involucro della più schietta modestia.

Attratto dall’esempio di San Giuseppe, che aveva cooperato al mistero dell’incarnazione in silenziosa umiltà, il Marello ne fece il modello della sua vita interiore e anche del suo ministero sacerdotale, che come quello di San Giuseppe «è ministero di relazione intima col divin Verbo».

Animato dallo Spirito Santo a trasmettere ad altri questo suo ideale di vita, il 14 marzo 1878 fondò gli Oblati di San Giuseppe, perché imitassero le virtù di questo Santo, ne propagassero la devozione e, nel suo spirito, prestassero la loro umile collaborazione alla chiesa locale come catechisti e addetti al culto divino.

Conservando lo stesso progetto di disponibilità al servizio della diocesi, anche quando la Provvidenza dispose in seguito che la sua Istituzione si trasformasse da laicale in clericale, egli volle che gli Oblati, riconoscendo nella chiesa il corpo stesso di Cristo, continuassero a servirne gli interessi nello spirito umile e laborioso di San Giuseppe, che in tale modo ne aveva servito il corpo fisico, fatto servo, per amore, delle esigenze imprevedibili della presenza del Messia nella sua casa.

Secondo l’intendimento del Marello, lo stile dell’apostolato giuseppino sarà sempre flessibile, umile e disinteressato, contento della parte che il Signore gli assegna.

La Congregazione degli Oblati di San Giuseppe, approvata dal Vescovo di Asti il 18 marzo 1901 e dalla Santa Sede l’11 aprile 1909, è ora diffusa con lo stesso spirito in tutta l’Italia, nelle Americhe e nell’Estremo Oriente.

A 44 anni di età e 20 di sacerdozio, il Marello venne eletto Vescovo di Acqui, ricevendo la consacrazione episcopale a Roma il 17 febbraio 1889. Pienamente compreso della funzione del Vescovo, ripropose agli occhi di tutti la presenza di Cristo, nella quale venne riconosciuto e amato come capo e padre, perché fattosi visibilmente il servo (cfr. Lc. 22,26s.; LG III, 21,27).

«Forma factus gregis ex animo» (1 Pt 5,3), promosse con l’esempio clero e fedeli alla più grande santità. Con rinnovato zelo e spirito apostolico si consacrò totalmente al bene spirituale della sua diocesi, dedicando particolari cure al seminario, al clero e ai religiosi. Promosse la frequenza ai sacramenti, la predicazione sacra, la catechesi. A prezzo di grande sacrificio, causatogli dalla sua sofferente salute, dalle distanze e dai viaggi molto disagevoli, visitò ogni angolo della diocesi, edificando tutti con la preghiera, la predicazione, l’attenzione verso i poveri, gli ammalati e i bambini, che istintivamente identificarono nella sua amabilità la figura di Gesù buon pastore (cfr. Gv 10,1-16; 1 Pt 2,25).

Sempre fedele nel ricopiare il modello della sua vita interiore, San Giuseppe, nell’esercizio costante ed eroico delle virtù nascoste e comuni, ne mostrava il frutto nella sua serenità di spirito e nella piena conformità alla volontà di Dio, anche in mezzo alle gravi difficoltà che dovette incontrare sia per l’unità della sua diocesi sia per la sopravvivenza della Congregazione degli Oblati.

Nonostante i soli sei anni di permanenza in diocesi, lo splendore delle sue virtù e la prudenza del suo buon governo gli meritarono il titolo, da parte di Leone XIII, di «perla di Vescovo». In diocesi è ricordato come «vir animo mitissimus animosque pacandi mira virtute praeditus; vultus et eloquii suavitate omnibus acceptissimus».

Recatosi a Savona per motivi pastorali, benché fosse ammalato, ivi improvvisamente si aggravò e morì, vittima della sua carità, il 30 maggio 1895, dopo aver celebrato la sua ultima Messa nel santuario della Madonna della Misericordia, alla quale aveva affidato il suo ministero episcopale, scrivendo nel suo stemma: Iter para tutum.

In Giuseppe Marello soprattutto sacerdoti e vescovi trovano un grande modello di spiritualità, la quale consentirà loro di conservare in questo mondo pieno di esteriorità quel giusto equilibrio che l’economia della redenzione richiede nel necessario intreccio tra la vita interiore e quella esteriore, tra l’azione divina e quella umana.

La fama di santità, già affermatasi durante la vita del Servo di Dio, si diffuse dopo la sua morte e parve confermata da Dio con segni celesti, per cui fu iniziata la Causa per attribuirgli gli onori dei Beati.

Si istruirono, dunque, presso la Curia vescovile di Acqui, negli anni 1924-1928 e 1941-1942, i processi informativi, nei quali si trattò della fama di santità del Servo di Dio, degli scritti e del «non-culto»; altrettanto fu fatto presso la Curia di Asti negli anni 1924-1928 e, per rogatoria, nell’anno 1925, presso la Curia arcivescovile di Torino.

Trasmessi gli atti dei processi a Roma e osservate le norme canoniche, Pio XII firmò di propria mano, il 28 maggio 1948, l’atto di introduzione della Causa.

Successivamente, negli anni 1948-1951, per autorità apostolica fu istruito nella Curia di Acqui il processo sopra le singole virtù del medesimo Servo di Dio. La validità giuridica dei sopraddetti processi è garantita da un Decreto della Sacra Congregazione dei Riti in data 17 marzo 1954.

Dopo di ciò, si è svolta presso la Congregazione per le Cause dei Santi la discussione sulle virtù teologali e cardinali, e sulle virtù annesse, del Servo di Dio Giuseppe Marello: dapprima il 25 ottobre 1977 nel Congresso Speciale, nel quale espressero i loro voti gli Officiali Prelati e i Padri Consultori; quindi, nella Congregazione Plenaria, nella quale espressero i loro voti gli Em.mi Cardinali, essendo Relatore l’Em.mo Card. Luigi Ciappi. Esaminato tutto diligentemente, venne riconosciuto all’unanimità che il Servo di Dio aveva esercitato tutte le virtù cristiane in grado eroico.

Fatta dal sottoscritto Card. Prefetto una fedele relazione di tutte queste cose al Sommo Pontefice Paolo VI nell’udienza del 13 aprile del presente anno 1978, Sua Santità, confermando i voti degli Em.mi Padri Cardinali, ordinò che venisse preparato il decreto sulle virtù eroiche del Servo di Dio.

Essendo stato ciò debitamente eseguito, convocati a sé in data odierna il Card. Prefetto, io Card. Luigi Ciappi Ponente, ossia Relatore della Causa, il sottoscritto Segretario di questa Congregazione e le altre persone di ufficio, in loro presenza il medesimo Sommo Pontefice dichiarò: consta che il Servo di Dio Giuseppe Marello, Vescovo di Acqui, fondatore della Congregazione degli Oblati di San Giuseppe di Asti, esercitò le virtù teologali: Fede, Speranza e Carità, sia verso Dio che verso il prossimo; e inoltre le virtù cardinali: Prudenza, Giustizia, Temperanza e Fortezza; e le altre virtù annesse, in grado eroico.

Lo stesso Pontefice ordinò di promulgare questo Decreto e di inserirlo tra gli Atti della Congregazione per le Cause dei Santi.

Roma, 12 giugno A.D. 1978.