30 maggio

SAN GIUSEPPE MARELLO

Vescovo, Fondatore dell’Istituto

Solennità

Dal Comune dei Pastori: per un vescovo

Ufficio delle Letture

Seconda lettura

Dalla VI Lettera Pastorale di san Giuseppe Marello, vescovo, sul Catechismo (1894).

(Scritti e Insegnamenti di san Giuseppe Marello, 82-85)

Credere e insegnare a credere

Al perfezionamento morale dell’uomo non basta la cultura della mente senza l’educazione del cuore: o per dir meglio, l’istruzione scompagnata dalla religione non può dare vera luce all’intelletto e muovere efficacemente al bene la volontà; giacché per il progresso morale è necessario che l’uomo conosca il termine da cui si muove, il termine a cui tende, l’esemplare che gli deve servire di norma, la forza che deve prestargli il necessario ed opportuno aiuto.

Ora è solo il Catechismo che, svelandoci il mistero del peccato d’origine, fa sapere che l’uomo nasce presentemente fiacco e corrotto, e quindi che la prima legge del morale progresso non è secondare gli istinti della corrotta natura ma frenarli, non condiscendere a ogni gusto ma domare, mortificare, rinnegare se stessi.

Chi crede alla vita eterna, conosce la mèta del suo pellegrinaggio terreno, sa che il suo fine non è la terra ma il cielo, non la creatura ma il Creatore, e che non sale ma precipitosamente discende quell’anima che aspira ad altro che non all’eterna Verità, all’eterna Bellezza, all’eterno ed infinito Bene.

Credendo in Gesù Cristo, si sente la voce della fede che grida: ecco l’ideale della tua vita, conforma i tuoi pensieri ai pensieri di Lui, i tuoi affetti ai suoi affetti, le tue azioni alle sue azioni; trasfigùrati di chiarezza in chiarezza ad immagine sua.

Credendo finalmente all’efficacia della preghiera, dei Sacramenti, del divin Sacrificio, il cristiano dice con san Paolo: «io posso tutto in colui che mi conforta»; e gloriandosi della sua stessa debolezza, senza temere ostacoli, senza paventare nemici, si avanza nell’ardua ma luminosa via delle sante virtù, aspira ad essere perfetto com’è perfetto il Padre Celeste. Di tutte queste cose voi siete ben convinti, o dilettissimi, e conservate come un tesoro preziosissimo nella mente e nel cuore quella scienza divina, la quale com’è indispensabile per la vita futura, è necessaria ed utile per la vita presente. Ma non dovete serbare solo per voi questo inestimabile tesoro; è dover vostro di farne largamente partecipe la nuova generazione, ed impiegare tutto il vostro zelo affinché cresca anch’essa educata alla scuola della religione.

Ed a voi in primo luogo ci rivolgiamo, o genitori e capi di famiglia. Voi siete i primi maestri, e le vostre labbra, come scrisse un grande dottore della Chiesa, sono i primi libri su cui s’inizia questa scuola salutare: «libri sunt labia parentum».

I vostri fanciulli portano impressa nell’anima l’immagine di Dio. A voi spetta il dar rilievo, per dir così, ai lineamenti di quest’immagine, formare in essi la buona coscienza, insegnar loro il nome santo di Dio, di quell’essere infinito che trasse dal nulla tutte le cose, che è nostro primo principio ed ultimo fine.

A voi spetta far conoscere Gesù Cristo, l’amore immenso che ebbe ed ha tutt’ora per noi, le sue dottrine, i suoi esempi, i suoi benefizi.

A voi spetta educare i vostri fanciulli fin dai primi anni ad osservare la divina legge, a riconoscere in voi e in ogni altro superiore l’autorità stessa di Dio, ad essere giusti e caritatevoli con tutti.

 

Responsorio                                                                                         Eccli 6,37

R/    Mèdita i comandamenti del Signore *

       e di continuo esèrcitati nei suoi precetti.

V/    Egli darà luce alla tua mente,

        e tu otterrai la sapienza, come desideri.

R/   E di continuo esèrcitati nei suoi precetti.

 

Inno Te Deum.

 

Orazione

O Dio, che hai ispirato a san Giuseppe Marello, vescovo,

l’ardente desiderio di esprimere con la vita interiore e nell’apostolato

il mistero cristiano come lo visse san Giuseppe, il custode del Redentore:

per sua intercessione concedi a noi di imitarlo

nell’intima unione con te e nel servizio alla Chiesa.

Per il nostro Signore.