Ha destato profonda impressione quando è avvenuto ai Cristiani di Orissa in India perseguitati e, soprattutto, scoprire le cause della persecuzione, ossia che i Cristiani diffondono nella società lo stile di vita nuovo portato da Gesù: -Siamo tutti fratelli, figli di un unico Padre, le divisioni non contano, anzi devono scomparire. La nostra solidarietà basata sul Vangelo avrà la meglio, i diritti umani sono validi per tutti e ciascuno -. È proprio questa mentalità evangelica che si diffonde, a confrontarsi con quella del “mondo”, di coloro che vogliono invece vivere nei privilegi, nei vantaggi culturali ed economici ai quali le vicende storiche li hanno portati: famiglie e gruppi, rispondono con la persecuzione contro i Cristiani. Che il Signore ci conservi sempre la capacità, di battezzare i nuovi credenti in Gesù che si accostano al Vangelo, - all’acqua che purifica e allo Spirito che dà Vita, al Pane e al Vino dei sacramenti dell’iniziazione cristiana-, e di battezzare allo stesso tempo la società, la mentalità e la cultura, lo stile di vita, “cristiano”: le relazioni tra noi. Natale è la venuta del Santo che trasforma il pianeta Terra in una Terra Santa, Gesù.

Da quel momento, c’è chi si mette dalla parte di Dio e lavora per Dio, e chi no; chi lo riconosce o gli fa difficoltà, chi lo accoglie o lo perseguita. Natale è occasione per mettersi tutti dalla Sua parte, di un progetto di vita che si chiama cristiano. Natale è la festa della nostra vocazione, come è la festa della vita religiosa. Da quel Natale, tutta la vita sulla terra è orientata al Bambino Gesù. Andiamo anche noi ad Orissa – hanno detto tanti cristiani in India. Siamo disposti ad essere perseguitati, rifiutati, dileggiati, torturati, uccisi, per dare testimonianza alla Novità che porta quel Bambino?
Crediamo forse che qui in Italia, non ci siano vittime, cristiani perseguitati? Non illudiamoci. Chi dissacra la mentalità di fraternità cristiana, la cultura e lo stile di vita, attraverso criminalità organizzata, violenze e estorsioni, cooperazione fino alla violenza al proprio fratello, “morti bianche”, violenza sulle donne e le distruzione di bambini nel grembo materno; chi sfrutta sesso, droga, vanità e odio etnico: cosa sta facendo? Ma anche chi dice: “Non sono io il custode di mio fratello”. È triste riconoscere che Il male diretto contro esseri umani e la reazione contro chi si oppone, da noi fioriscono. E la silenziosa reazione di non parlarne perché, secondo certuni, “il problema non esiste”, - la criminalità qui non c’è. Al pianto delle vittime che si fa sentire bisogna rispondere. E i minori uccisi dalla criminalità organizzata qualche giorno fa? Bisogna parlare dei tanti giovani disoccupati di cui nessuno s’interessa, e degli affitti delle case troppo alti per le tasche comuni.
A Natale noi Oblati di San Giuseppe ci sentiamo fieri: vedi, la prima Casa di San Giuseppe sta nel presepe! San Giuseppe ci orienta a Gesù con Maria, è il primo santo che porta Gesù in braccio e nel cuore, poi san Francesco, sant’Antonio. Maria lo ha portato in grembo e in braccio, nel cuore sempre.
Un canto liturgico passato diceva: “Gesù, quel fuoco di Amore che venisti a portare…”. Non passa di moda che Natale abbia a che fare con il Fuoco. “Fuoco sono venuto a portare sulla terra, e che cosa voglio se non che arda?”. Natale è il Battesimo di Fuoco, non delle armi, ma di una comunità organizzata che va a dare dignità a tutti i poveri del mondo, specie i giovani. In tante comunità degli Oblati di San Giuseppe nel mondo lo si fa. Ecco, un buon Natale alternativo, lo auguriamo a tutti noi.