Dialogando con gli amici  
 
Chi ha tempo non aspetti tempo.
Non rimandiamo al domani il bene che possiamo fare oggi.
 
     
 

1.
Una lettera veramente bella
2.
Grazie a metà
Giovanna F.
3.
Nel mondo della sanità
Federica S.

1. Una lettera veramente bella
Un amico carissimo, Luciano Bottallo, in un suo periodico privato offerto agli amici dal titolo “Lettera dal quotidiano” mi fa conoscere una lettera, dettata per il libro “C’è posta per Dio” dal noto industriale automobilistico Andrea Pininfarina, perito in un tragico incidente pochi mesi fa.
Voglio, Amici, farvi partecipi di questa lettera scritta in un momento di raccoglimento nel 2005.
Eccola:

“ Caro Signore,
mi sono interrogato: “Si può chiedere qualcosa a Dio?”. Credo di sì, e ci vorrei provare in quest’occasione. Ovviamente non è qualcosa di materiale: i tempi della letterina a Gesù Bambino sono passati da un pezzo! Mi piacerebbe invece confidarti quali sono i valori in cui credo e chiederti di aiutarmi a mantenerli, se non a perfezionarli, in base al Tuo divino giudizio.
I valori in cui credo sono fondamentalmente tre e cerco di applicarli e praticarli con costanza e continuità: -integrità - umiltà - coerenza.
Integrità. La considero un insieme di onestà ed etica molto difficile da trovare nel mondo del lavoro, dell’economia e del commercio. Eppure io credo che essere integri faccia la differenza: così da guardarsi tutte le mattine allo specchio senza rimorsi o vergogna, consapevoli di avere sempre dato il meglio di sé, con lealtà e rispetto delle regole.
Umiltà. Molto sovente chi ha successo nella vita e nel lavoro tende a guardare indietro più che avanti e a perdere la sfida di tutti i giorni e soprattutto l’umiltà. (….)
Coerenza – Anche questo è un valore in cui credo molto e che ritengo assai poco praticato di questi tempi, in cui l’opportunismo e la capacità di trasformarsi in base agli eventi sembrano essere vincenti rispetto a una qualsiasi credibilità.
Questi sono i miei valori. Come li osservo? Mi rimetto a Te e al Tuo giudizio: mi piacerebbe almeno riuscire a trasmetterli ai miei figli e a praticarli con tutti coloro che vivono, lavorano e interagiscono con me.
Ma come si può concludere una lettera come questa senza chiedere almeno un po’ di attenzione per le persone che mi sono più vicine e che quotidianamente condividono le mie ansie, le mie preoccupazioni, le mie gioie, le mie doti e le mie debolezze? Si tratta delle persone a cui voglio più bene, e cioè mia moglie e i miei figli, a cui ti prego, mio Dio, di dare una vita piena e felice almeno quanto la mia.
Penso che tutti su questa lettera possiamo lungamente riflettere.

2. Grazie a metà
Grazie, padre, per le preghiere che ha fatto per noi. Infatti la salute dei miei due nipoti è migliorata, ma la guarigione è ancora lontana.
Anche per mio marito, lei mi aveva detto di pregare per lui il Signore e di invitarlo a pregare insieme con me e poi di aiutarlo a partecipare alla messa. Pregare qualche volta accetta, non sempre, ma quando lo fa, lo fa volentieri, però della messa non vuol proprio saperne. Penso che il Signore fa le grazie a metà…o no?

Giovanna F.
Senta, sorella, incominci a ringraziare il Signore per i nipoti che non sono peggiorati in quella malattia terribile che li ha colti. Ringraziare è chiedere implicitamente che il Signore continui ad aiutare fino alla guarigione. Mi sembra che lei consideri un po’ i benefici ricevuti come un “primo acconto” dato dal buon Dio, e che ora lei aspetti il… saldo.
Può darsi che mi sbagli, ma non vorrei che lei considerasse la preghiera nelle necessità come un banco di beneficenza sicuro per tutti i guai che ci capitano. Continui la sua preghiera assidua e fiduciosa e si rimetta alla volontà di Dio, che è sempre volontà di bene per noi e per i nostri cari.
Quanto a suo marito, è già qualcosa che preghi con lei. Lo segua con dolcezza; non insista con pignoleria per la messa. Continuate la preghiera e poi …il Signore ha i suoi tempi. Noi abbiamo sempre troppa fretta…Dopo 30 anni che suo marito non prega e non va in chiesa, lei pretende subito tutto e di colpo! Certo il Signore può anche convertire in pochi istanti, ma non è la norma. Preghi, preghi, non lo indisponga e lasci che il Signore procuri Lui le occasioni e le circostanze per un ritorno pieno. Nutra questa fiducia e ringrazi il Padre Celeste.

3. Nel mondo della sanità
Le parlo, padre, dal mio lavoro di infermiera professionale: non sono più giovanissima, e il lavoro pesa, e le chiamate e i turni e le esigenze dell’assistenza sanitaria si fanno sempre più impegnative. Talvolta mi verrebbe da lavorare con un po’ di menefreghismo, come fanno alcune mie colleghe, ma poi penso che devo “vivere” da cristiana la mia professione… Le chiedo umilmente di dirmi una parola di… sostegno
Federica S.
Senta, Federica, non so dirle di meglio per darle sostegno che citarle un testo che ho visto sulla parete di un ospedale del nord Italia. In fondo non sono parole nuove ma adattate da s. Paolo ( I Cor 13). Eccole:
Se conoscessi tutta la terapia, ma non ho l’amore, a nulla mi serve.
Se avessi un intuito infallibile sui malati, se avessi la scienza di un primario, ma non ho l’amore, non sono niente.
Se dessi tutto il mio tempo al mio reparto, anche i turni di riposo e le ferie, ma non ho l’amore, non farei nulla.
L’amore è paziente quando i campanelli suonano, i medici sbuffano, i pazienti importunano.
L’amore non è geloso, quando il collega è più considerato, e tu non lo sei, quando è nelle grazie dei medici e tu non lo sei.
L’amore non si adira quando i nervi sono a pezzi, tutto va a rovescio e i malati rispondono male.
L’amore tutto copre, anche l’ingratitudine di un malato e dei parenti .
L’amore tutto spera, anche se nessuno si accorge della tua fatica.
L’amore tutto sopporta, anche il servizio più ripugnante e il disprezzo di quelli che ti comandano.
Le corse di un infermiere avranno fine, ma l’amore non avrà mai fine.
Tre cose sono grandi in un infermiere: la resistenza, la competenza e l’amore, ma più grande di ogni cosa è sempre l’amore!