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Giovedì 19 marzo, nella Parrocchia di
San Giuseppe all'Aurelio di Roma, il Cardinale Claudio Hummes prefetto
della congregazione per il clero ed arcivescovo emerito di San Paolo del Brasile
ha presieduto la solenne celebrazione eucaristica per i
festeggiamenti del 100° anniversario dell'approvazione pontificia della
Congregazione degli Oblati di San Giuseppe. La liturgia, animata dal
Coro Polifonico “Voci dal Mondo” in una Chiesa colma di fedeli, è stata
concelebrata da oltre trenta sacerdoti degli Oblati tra cui i parroci
della parrocchia di Nostra Signora di Lourdes e San Giuseppe
all'Aurelio, il superiore generale padre Michele Piscopo e il vicario generale padre Sebastian Jacobi.
Il cardinale Hummes e padre Michele si sono ringraziati a vicenda per
gli stretti contatti quando entrambi erano ad operare nella diocesi di
San Paolo. Il Cardinale Hummes ha fatto gli auguri per il giubileo che i
padri Oblati hanno iniziato a festeggiare ricordando loro la figura di
San Giuseppe silenziosa ma sempre velante nel lavoro, figura alla quale
la congregazione deve puntare. Ha, altresì, ricordato la figura di San Giuseppe Marello che avuto la forza di fondare una
congregazione sotto la protezione di San Giuseppe che Papa Pio IX ritenne, come sposo di
Maria, patrono della Chiesa Universale (Daniele Raponi)
Omelia del Cardinale Claudio Hummes nella Santa Messa della Solennità di San Giuseppe, 19 Marzo 2009, nella Parrocchia di San Giuseppe all’Aurelio a Roma
Reverendissimo Superiore Generale, Reverendi Religiosi della Congregazione degli Oblati di San Giuseppe , Carissimi Fratelli,
Oggi, con cuori colmi di festosa gioia, celebriamo la solenne festa liturgica di San Giuseppe, Sposo di Maria e Padre adottivo di Gesù. Altresì, la vostra Congregazione, cari Oblati di San Giuseppe, festeggia il centenario della propria approvazione pontificia. Un centenario e sempre un giubileo, in cui si ringrazia Dio per tutti i doni ricevuti, chiedendo anche perdono dell'infedeltà, rinnovando il primo amore e chiedendo a Dio le grazie per il futuro. Un giubileo e un anno di vera festa, in cui Dio si fa presente con il suo amore senza misura e la sua generosità inesauribile. Il giubileo e un periodo di grandi grazie, da non sprecare.
L'istituzione del giubileo viene dall'Antico Testamento e contiene, nel suo nocciolo, l'idea di un sabato, il giorno del Signore, ma un sabato che dura tutto un anno. Dio ha prescritto al suo popolo eletto, Israele, che il settimo giorno della settimana, il sabato, sarebbe stato un giorno consacrato al Signore. Cosi, anche il giubileo, ossia, dopo che sarebbero trascorsi sette volte sette anni, cioè dopo 49 anni, l'anno cinquantesimo sarebbe stato un anno consacrato al Signore. Quindi, il giubileo si ispira al significato del sabato ebraico e, per noi cristiani, al significato della domenica, il giorno del Signore Risorto.
Torniamo a San Giuseppe, Sposo di Maria, Padre adottivo e legale di Gesù. Il Vangelo lo presenta come un uomo giusto, la cui vita e totalmente guidata dalla fede incondizionata in Dio. Di Giuseppe il Vangelo non registra alcuna parola, solamente atteggiamenti. Dio comunica con lui attraverso i sogni e Giuseppe, al risvegliare, mette in pratica, subito e senza indugi, ciò che Dio gli ha detto in sogno. Un' obbedienza senza riserve e del tutto amorevole e pronta. Giuseppe si fida di Dio, assolutamente, perché sa che Dio lo ama e lo vuole coinvolto nel grande mistero di quel figlio che nascerà dalla sua sposa, la quale, secondo quanto l'angelo rivelò a lui nel sogno, ha concepito dallo Spirito Santo. Giuseppe sa che questa e la strada giusta e non si domanda a quale prezzo dovrà compiere la volontà del Signore. Una obbedienza silenziosa, umile e totale. Di lui si può dire ciò che si dice di Abramo, citato da San Paolo nella lettera ai Romani, nel brano appena letto nella nostra liturgia, cioè: "Egli [Abramo] ebbe fede sperando contro ogni speranza e cosi divenne padre di molti popoli, come gli era stato detto: `Cosi sarà la tua discendenza". Ecco perché gli fu accreditato come giustizia" (Rom 4, 18 e 22). Di questa giustizia, frutto di una fede incondizionata, ha vissuto anche Giuseppe e, come Abramo, in modo simile, anche Giuseppe è stato da Dio fatto padre di tutti i credenti in Gesù e, perciò, la Chiesa lo chiama Patriarca e Patrono della Chiesa universale.
Giuseppe e il padre legale di Gesù. Nel sogno, l'angelo gli disse: "Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che e generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù" (Mt 1,20-21). In Israele, dare il nome al neonato era funzione tipica del padre legale. E, davvero, secondo il Vangelo, la gente, poi, dirà che Gesù e figlio di Giuseppe, il falegname. Maria stessa, la madre, conferma questo quando trova il figlio già adolescente in mezzo ai dottori nel Tempio, dopo tre giorni di ricerca, quando dice: "Figlio, perché ci hai fatto cosi? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo" (Lc 2,48). Scelto da Dio per essere il padre legale di Gesù, il Figlio di Dio fatto uomo; ecco la grandezza di Giuseppe! Ma egli vive questa chiamata con una grande e silenziosa umiltà. Egli può dire, in modo simile alla sua sposa Maria: "Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente e Santo e il suo nome" (Lc 1, 49).
Cari fratelli Oblati, il vostro santo fondatore, San Giuseppe Marello, era affascinato di questa figura evangelica di San Giuseppe, il Padre adottivo di Gesù. Affascinato dalla sua fede forte, trasparente, incondizionata e serena. Affascinato dalla sua umiltà e determinazione, nella silenziosa e totale obbedienza alla volontà di Dio, anche quando appariva misteriosa. Affascinato dalla vita silenziosa, orante, umile, semplice, domestica e dedita al lavoro giornaliero di carpentiere, come capo-famiglia fedele, instancabile e attento, vissuta da Giuseppe con grande rispetto e venerazione verso il suo figlio adottivo e divino, Gesù, e la sua straordinaria e santissima sposa Maria. Questo profilo di Giuseppe costituisce il nocciolo della spiritualità e del carisma del vostro fondatore. Grande carisma, che egli ha voluto consegnare come eredità alla sua famiglia religiosa, a voi oggi, e che la Chiesa ha approvato cent'anni fa. È questa la strada che il vostro fondatore vi indica per essere veri discepoli di Gesù Cristo. Un discepolato che vi faccia "stare con Gesù", come Giuseppe, per essere da Lui "mandati a predicare il Regno di Dio e a scacciare i demoni" (cf. Mc 3, 14 e 15). Un discepolato che vada nel senso di una adesione piena e incondizionata al Signore, entusiasta e lieta, che Lo segua ovunque Egli conduca e che vi renda capaci di investire tutta la vostra vita in Lui, l'unico, in verità, che può condurvi al Padre celeste. Essere discepoli e annunziatori di Gesù Cristo e il senso supremo che la nostra vita, in questo mondo, può raggiungere.
Cari Fratelli Oblati, cercate, quindi, di riprendere il vostro carisma fondazionale nel clima giubilare. Anzitutto, cercate di rivivere il primo amore, con cui il vostro santo fondatore ha vissuto il carisma e voi stessi lo avete abbracciato, al tempo del vostro ingresso nell'istituto. Certo, il primo amore matura col percorso degli anni e ciò e un buon segno, ma deve restare sempre la fedeltà al senso e all'intensità del primo amore. Poi, bisogna riconoscere davanti a Dio le infedeltà del passato, chiedere perdono e perdonare, come ci insegna il senso biblico del giubileo. Tutto ciò deve essere compiuto con un grande e amorevole ringraziamento e in gioiosa lode a Dio, per tutte le meraviglie che Egli ha realizzato attraverso la vita e l'azione apostolica dell'Istituto e dei suoi membri. Infine, dovete chiedere le grazie necessarie per il futuro, specialmente chiedere a Dio la perseveranza dei membri dell'Istituto e nuove vocazioni, affinché possa continuare, attraverso i tempi, la testimonianza del carisma approvato dalla Chiesa e il suo contributo specifico nella costruzione del Regno di Dio.
La forma più alta e compiuta per celebrare queste note caratteristiche di un giubileo, si realizza, senza dubbio, nella celebrazione eucaristica. Perciò, avete invitato tutti noi, per questa solenne Eucaristia giubilare, proprio nella festa di San Giuseppe. Nella Santa Messa, abbiamo l'opportunità di "stare con Gesù Cristo", nella comunione più stretta che sia possibile in questo mondo. Una comunione, che significa allo stesso tempo il punto culminante del discepolato e l'invio al mondo per annunziare a tutti gli uomini che Dio e Padre, nostro Padre, che ci ha amati per primo, ci ha dato il suo Figlio, fatto uomo, Gesù Cristo, il quale ci ha amato senza misure e senza riserve, al punto da dare la sua vita in croce per la nostra salvezza, risorgendo, poi, dalla morte per offrirci una vita nuova e immortale come figli di Dio, riuniti dallo Spirito Santo come popolo di Dio in questo mondo, come comunità di fratelli, che si amano gli uni gli altri e testimoniano l'amore di Dio per il mondo. L'Eucaristia e, perciò, un grande momento per dare grazia a Dio e lodarLo per la sua immensa gloria, per il suo amore, per il Salvatore che ci ha donato. E nel celebrare l'Eucaristia che siamo più intensamente Chiesa nella storia dell'umanità. È nell'Eucaristia, perciò, che anche la vita consacrata con il suo carisma trova il suo culmine, in questa vita terrena, e il suo costante nutrimento. Allora, cari fratelli, celebriamo in questo spirito la nostra Eucaristia giubilare e lodiamo Dio con cuori lieti e festosi. Amen.
Cardinale Cláudio Hummes Arcivescovo Emerito di São Paulo Prefetto della Congregazione per il Clero
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