| |
Miei cari confratelli,
È Natale. La nascita di Gesù fu praticamente ignorata dalla gente di quel tempo, anche se gli Ebrei stavano aspettando il Messia. Ma quel Bambino era troppo semplice, troppo povero, piangeva ed aveva fame…era troppo simile a tutti gli altri bambini, non poteva essere lui il Messia. Il popolo rimase “cieco” davanti all’Emanuele.
Anche oggi ci troviamo davanti a un’umanità che è cieca. Abbiamo tante cose, scopriamo ed inventiamo tante meraviglie, ma non usiamo la nostra “modernità” in favore della vita, della solidarietà, di un mondo più giusto e più fraterno. La cecità oggi affetta i progetti politici e sociali, affetta le relazioni tra i popoli e culture. La bellezza della vita e del creato si perdono in mezzo alle calamità generate per il cattivo uso dei beni della terra; per la fame, che perseguita un’immensità di persone; per la violenza e lo sfruttamento, che mietono tante vittime; per le guerre, che sono sempre più ingiuste e avvelenano le relazioni tra i popoli. C’è una cecità che colpisce tutti, giovani e adulti…e che può colpire anche le nostre comunità religiose, rendendo a volte insopportabile la vita comunitaria. I Profeti dell’Antico Testamento hanno combattuto la cecità del Popolo di Israele parlando in nome di Dio. Gesù di Nazareth e i suoi discepoli hanno combattuto la cecità e il cuore di pietra di tanta gente del loro tempo. Anche oggi è imprescindibile combattere, con la luce di Cristo, la cecità dell’uomo contemporaneo, perché vive male nel mondo e usa in forma egoistica la ragione e la libertà. Ma lo sappiamo, un cieco non può guidare un altro cieco. Noi religiosi dobbiamo “vedere”, perché la nostra vocazione è mostrare il cammino di Cristo a chi è cieco.
La venuta umile e semplice di Gesù Bambino oggi deve mandare in crisi i nostri atteggiamenti, proponendoci gesti nuovi e un cuore più aperto e generoso. L’Emanuele ci propone una vita sobria ed essenziale, la fuga dal consumismo che acceca i nostri cuori, l’apertura al vero amore fatto di dettagli giornalieri, che trasformano la nostra vita e quella di chi ci sta vicino.
La festa di Natale fa pensare subito alla famiglia, agli affetti domestici. La nostra comunità religiosa è la nostra famiglia. Dovremmo ritrovare il “gusto” di vivere bene insieme; dovremmo fare di tutto per creare un clima di calore umano, che scongeli certi atteggiamenti freddi verso qualche confratello. In questo clima natalizio potremmo ricostruire le relazioni familiari nelle nostre case, in modo che diventino spazi accoglienti e fraterni, culle di nuove vocazioni. Chiediamo a Gesù Bambino il dono di poter vivere con serenità e speranza, nelle nostre comunità-famiglia, un vero senso di appartenenza e una sincera accoglienza verso tutti, anche verso la gente che cerca valori autentici in questo mondo solitario, a volte superficiale e indifferente. Un mondo freddo, solitario e cieco come il nostro ha bisogno di luoghi caldi, accoglienti, pieni di vitalità e di amore. Sì, cari confratelli Oblati, siamo stati “scelti ed unti”, a livello personale, ma ancor di più a livello comunitario, per essere luce per i ciechi di oggi.
L’anno dedicato alla Pastorale Giovanile, prioritaria nella nostra Congregazione, sta per concludersi. Nella spiritualità natalizia di noi Oblati c’è la presenza forte del “Maestro di cappella”, Colui che per noi è il maggior esempio di educatore. Giuseppe di Nazareth fu “vero” papà di Gesù, perché gli dette il nome, perché gli insegnò i precetti giudaici, educandolo nella religione ebraica, nella cultura di quel tempo, nella storia di quelle tradizioni, nel lavoro duro ed onesto, nella vita quotidiana, fatta di fatica, stenti e speranze. Per questo nel DNA degli Oblati c’è l’essere educatori della gioventù, come San Giuseppe, che fu il formatore di Gesù, bambino e poi giovane. Giuseppe fu il padre, Gesù il figlio; Giuseppe l’educatore, Gesù l’educando. Ogni Oblato è un educatore per vocazione. Per questo mai mi stancherò di ricordare a tutti che: “La Congregazione cammina sulle vie di Dio e sulle direttive tracciate dal Fondatore, se riesce a preparare membri capaci di animare e di educare la gioventù” (Cost. 65).
Durante tutto quest’anno 2008 siamo stati invitati a vedere il volto di migliaia di giovani, per i quali il Santo Marello e gli Oblati delle prime generazioni, fin dagli inizi, fecero una opzione chiara e che noi oggi non possiamo che riproporre. La Pastorale della Gioventù è una nostra scelta evangelizzatrice. Tra gli scopi di questo anno, dedicato alla Gioventù, c’era quello di valutare la nostra missione in relazione ai giovani e agli adolescenti che ci circondano. In varie Province e Delegazioni si sono fatte riflessioni, incontri, ritiri, attività sulla Pastorale Giovanile e in particolare sul documento “Passo dopo Passo”, in altre meno o poco. Si sperava in azioni nuove, profetiche e coraggiose che potessero trasformare il nostro approccio e la nostra presenza tra la gioventù. Voglio ricordarvi ancora una volta, cari confratelli, ciò che ci chiede questo nostro importante Documento.
- La prima parte ha per titolo: “Con lo sguardo rivolto ai giovani del nostro tempo”- Viene citato il numero 17 dell’Intrumentum Laboris che ci preparò al XV Capitolo Generale: “Il punto di partenza di un cammino di pastorale giovanile è l’esperienza di vita concreta del giovane: le sue gioie e le sue angosce, i criteri di giudizio, i valori determinanti, i punti di interesse, le linee di pensiero, le fonti ispiratrici e i modelli di vita”. Quindi per evangelizzare i giovani dobbiamo stare in modo creativo in mezzo a loro. Ma mi chiedo: quest’anno è servito a noi Oblati per mettere meglio a fuoco il nostro impegno con la gioventù? E’ riuscito a scuoterci, a commuoverci, a farci dimenticare la stanchezza, l’apatia e lo scoraggiamento davanti alle sfide giovanili che ci circondano? Ricordiamolo: nella Chiesa abbiamo questo compito specifico e prioritario, l’educazione della gioventù.
- La seconda parte del documenti citato, che ha per titolo “In cammino con la Chiesa e nella Chiesa”, riporta una frase che Giovanni Paolo II ci diresse il 17.02.2000: “La vostra attività vi pone nel cuore della Chiesa. Il carisma di Oblati di San Giuseppe, infatti, vi chiede di riprodurre nella vita e nell’apostolato l’ideale di servizio quale lo visse il Custode del Redentore”. Come il Bambino Gesù nacque in un tempo che esigeva dai suoi genitori un impegno specifico, così la nostra Congregazione nacque in una epoca in cui i giovani erano vittime dello sfruttamento della manodopera e del razionalismo sfrenato a cui erano sottomessi. Oggi questi nostri giovani sono schiavizzati da altri fattori. Lo so, non è facile dialogare con loro (mai lo è stato), anche perché questionano i nostri atteggiamenti, il nostro lavoro, il nostro modo di vivere. Ma il primo passo è non giudicarli, ma accoglierli con tutto quello che portano nel cuore. Noi Oblati di oggi non possiamo perdere il “treno” della gioventù odierna: ne va della nostra identità.
- Nella terza parte del documento “Passo dopo Passo” si parla della “Missione oblata nello stile di San Giuseppe e del Marello” e dice: “Seppur attraverso l’impegno a operare «con» la Chiesa e «nella» Chiesa, la nostra pastorale giovanile deve trovare una caratterizzazione specifica, in accordo con gli elementi carismatici che troviamo nelle Regole della nostra Congregazione, gli insegnamenti lasciatici dal nostro Fondatore e quei suggerimenti operativi che provengono da una spiritualità propriamente Giuseppina”. Non dobbiamo dimenticarci che oggi siamo i nuovi “Giuseppe di Nazareth”, e che dobbiamo prenderci cura dei nuovi “Gesù” che sono i giovani di oggi e proteggerli dai nuovi “Erode” che sono i problemi, le sfide, gli pseudo valori che li bombardano. Lo stile oblato per educare i giovani si basa su alcuni principi :
- sulla umanizzazione delle relazioni con loro, perché sono persone che pensano, sono libere e fatte a immagine e somiglianza di Dio, e non sulla quantità di attività organizzate per loro;
- sul rispetto e l’accettazione della persona del giovane, con idee, entusiasmi e sensibilità proprie, e non sull’obbedienza a quello che noi vogliamo o pensiamo;
- sul cogliere in loro i “semi dello Spirito”, come la generosità, la ricerca di Dio, il desiderio di relazioni autentiche e con sentimento, la voglia di sentirsi protagonisti della loro vita, non succubi di decisioni altrui, la ricerca di libertà;
- sulla conoscenza del loro “mondo familiare”; sul ritmo personalizzato del loro cammino di fede e dell’incontro con Gesù; sulla loro capacità e coraggio di inserirsi nella comunità; sulla loro sensibilità verso il sociale e la loro educazione alla vita politica, secondo i criteri di onestà e di servizio alla comunità;
- sull’impegno sacrificato dell’educatore, che deve entrare in questo mondo giovanile perché ogni giovane si incontri con se stesso; sulla maturità dell’educatore, che non deve seguire teorie o ideologie politiche in campo educativo, ma deve entrare nell’idea di “giustizia” che ritroviamo nell’Educatore Giuseppe;
- sull’esempio trascinante dell’educatore, come molto bene ci ricorda il Santo Marello nella 4° Lettera Pastorale del 1890: “Ma oltre l’istruzione avete l’obbligo di dare ai vostri figli l’edificazione per mezzo delle buone opere e del buon esempio. La via dei precetti è lunga, breve ed efficace quella degli esempi…i più puri esempi devono partire da voi…Quindi la vostra vita sia per essi un libro sempre innanzi a loro aperto”.
Oggi i paesi dove operiamo soffrono un profondo cambiamento: sono cosmopoliti, pluriculturali e plurireligiosi; la gente si sente differente ed è più povera; il fenomeno dell’immigrazione rompe gli schemi del passato; in molti quartieri si vive circondati dalla violenza, dallo sfruttamento, dal lavoro illegale, dalle schiavitù imposte dalle mafie locali, dalla droga, dalla prostituzione… Ma noi, forse, siamo rimasti gli stessi. Le nostre strutture (anche mentali, ma non solo) sono rimaste le stesse e non siamo stati capaci di adattarci e adattare le opere alle nuove necessità. Non vi pare che dobbiamo attualizzare le nostre opere, il nostro sistema educativo ed anche le nostre strutture? Non è un peccato contro Dio e contro i giovani di questa epoca possedere terreni ed opere inutilizzate o usate per fini non del tutto carismatici, perdendo così l’ispirazione iniziale della nostra Famiglia Religiosa? Non possiamo rimanere statici in un mondo che cambia vertiginosamente. Oggi i giovani esigono, da parte di coloro che vogliono assumere il ruolo di educatori, un cambio di atteggiamenti, di approcci, di linguaggio. Le sfide che abbiamo davanti sono più impegnative di quelle di ieri.
A Natale fermiamo la nostra corsa giornaliera e attivista. Preghiamo un po’ di più e pensiamo seriamente alla profondità del nostro carisma di educatori dei giovani. Come un bambino, che scrive la sua letterina al Bambino Gesù, chiedendo dei doni, anch’io in questo Natale voglio presentare i miei desideri all’Emmanuele, per me e per ognuno di voi, per tutta la nostra cara Congregazione.
Caro Gesù Bambino,
in questo tuo Natale, voglio chiederti tre regali per ogni Oblato:
1°)
facci capire che ci hai scelti per essere educatori di giovani,
come lo è stato il tuo papà, San Giuseppe, che ti educò con passione.
Dacci la capacità di educare con la nostra vita e le nostre scelte giornaliere.
Fa’ che siamo capaci di portare la tua luce ai ragazzi che vivono nel buio dell’errore;
di dare affetto e attenzione ai ragazzi che vivono nel freddo dell’egoismo,
e che siamo capaci di attualizzare continuamente il Carisma marelliano.
2°)
Fa’ che le nostre comunità oblate abbiano la capacità di riscattare
atteggiamenti e gesti familiari e che tra di noi si senta il calore
e l’affetto che c’era nella tua casa di Nazareth. Ti chiedo anche
che ogni Oblato senta la gioia del Perdono ricevuto e dato.
3°)
Fa’ che il nostro apostolato in mezzo ai giovani sia efficace,
in modo che vedendo noi vedano Te, e che i nostri atteggiamenti
siano trascinanti e contagiosi, al punto da coltivare una vita di
preghiera, sobria, umile, buona e creativa.
Grazie, Gesù Bambino, per questi doni.
Maria, nostra madre, e San Giuseppe, nostro papà, ci aiutino a vivere e a far vivere il vero Natale.
Il nostro educatore San Giuseppe Marello ci insegni ad educare i nostri giovani.
L’oblato missionario tra i tubercolosi, il Servo di Dio padre Giuseppe Calvi, ci educhi al sacrificio e al dono totale di noi stessi.
Vi abbraccio tutti con affetto e calore natalizio.
BUON NATALE 2008 FELICE ANNO NUOVO 2009
P. Michele Piscopo osj
Padre Generale
|
|