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L’intervista è avvenuta il 19 Marzo, in occasione della visita del Cardinale Caludio Hummes alla nostra Casa generalizia in Roma.
[Joseph] Il Papa Benedetto XVI intende convocare un “anno sacerdotale”, e lo ha annunciato ricevendo in udienza proprio l’Assemblea plenaria della Congregazione per il Clero, di cui Lei è il Prefetto. Può spiegare, Eminenza, il significato di questo particolare evento nella Chiesa?
L’iniziativa si svolgerà in occasione del centocinquantesimo anniversario della morte di San Giovanni Maria Vianney, il curato d’Ars che è patrono dei parroci ed è una figura molto espressiva per i sacerdoti d tutto il mondo. Questo “anno sacerdotale” inizierà il giorno della festa del Sacro Cuore di Gesù che è il giorno della santificazione del clero, stabilito da Giovanni Paolo II, e sarà un anno in cui si celebreranno le festività per il centocinquantesimo anniversario della morte del curato d’Ars. Il 4 agosto ci sarà una grande celebrazione ad Ars. Già nell’apertura del 19 di giugno, festa del Sacro Cuore, il Papa celebrerà i vespri nella basilica di San Pietro, ricevendo le reliquie del Curato d’Ars. Il cuore del Curato d’Ars verrà a Roma e sarà trasportato in processione nella Basilica, si svolgeranno i vespri e il papa parlerà dell’importanza del Curato d’Ars per i sacerdoti nel mondo. Infine, alla conclusione dell’anno, il 19 giugno 2010, ci sarà un incontro mondiale dei sacerdoti in Piazza San Pietro e il Papa parlerà loro. Durante l’anno, il papa scriverà una lettera ai sacerdoti nel mondo. Tutto questo, perché il papa ha un grande amore ai sacerdoti, li vorrebbe pienamente inseriti nelle sfide di oggi. In molti Paesi, i sacerdoti sono in calo e l’età media dei sacerdoti comincia ad essere un po’ alta, e il papa vorrebbe dare ai sacerdoti una conferma della loro vocazione e missione. Vorrebbe dare loro forza, riguardo al senso della loro vita e della loro missione, attraverso una comprensione approfondita dell’identità che è loro propria, del sacerdozio, della santificazione e della spiritualità, la quale è molto importante oggi per i sacerdoti. Quando la società non è più cristiana, ma si dichiara laica, allora i sacerdoti devono cercare una spiritualità ancora più forte. Il papa intende aiutarli, nel vedere questo, a ritrovare il cammino di una spiritualità specificatamente sacerdotale. Il Concilio Vaticano II ha insistito molto su fatto che ci deve essere una specifica spiritualità sacerdotale.
Il papa ha incaricato la Congregazione per il Clero, che animi questo particolare anno sacerdotale. Noi vogliamo sottolineare sempre il positivo. C’è, ovviamente, anche il peccato, ci sono i limiti umani, ma noi vogliamo sottolineare, con i sacerdoti, che è importante per la Chiesa e per il Vangelo il ministero del sacerdozio. Questa è la motivazione fondamentale dell’anno sacerdotale. Ho la speranza che porterà buoni frutti, perché i sacerdoti sono la grande ricchezza della Chiesa. Oggi i media sottolineano solo certi avvenimenti negativi, ma i sacerdoti coinvolti in fatti negativi, sono una pare molto piccola, forse il 4%, ma il 96% dei sacerdoti sono uomini che danno la vita per la chiesa, per la missione, per il loro ministero. Nonostante i limiti, sono costanti e perseverano con tutto il cuore. A volte sono scoraggiati, ma sono lì, servono e testimoniano il Vangelo e la grandezza della Chiesa. Essa cammina con i piedi dei sacerdoti: se i sacerdoti camminano, la chiesa cammina; se i sacerdoti si fermano, la chiesa si ferma. Perché sono loro che stanno presenti nelle comunità, con la gente, ogni giorno. Sono loro che fanno accadere l’evento cristiano. i Vescovi sono importanti, perché sono i pastori di una chiesa locale; ma i sacerdoti sono coloro che fanno il lavoro in mezzo alla gente, sono loro i pastori immediati, sono loro che sono la grande forza. Noi vescovi, la gente, il popolo di Dio, dobbiamo far sentire loro che noi li amiamo, che li ammiriamo, che li veneriamo perché sono delle persone che meritano tutta questa amicizia, e amore e il sostegno per la loro vocazione e per la loro missione. L’anno sacerdotale ha il seguente scopo, di riprendere e rinnovare tutto questo, aiutando quindi i sacerdoti ad essere anche felici nel loro ministero.
[Joseph] Lei, Eminenza, ha nel suo stemma episcopale questa frase: “E voi siete tutti fratelli”. Ci può dire perché ha scelto questa particolare espressione del Vangelo?
Sono le parole di Gesù quando dice: “Uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli. E nessuno di voi si faccia chiamare padre sulla terra…” (Mt 23,8-9). Per me questa è una delle affermazioni di Gesù più importanti del Vangelo, perché noi siamo tutti fratelli e il Signore vuole veramente che siamo tutti fratelli. Vi sono delle responsabilità più grandi, ce ne sono di quelle meno grandi, però questo non fa sì che uno sia superiore all’altro. È vero, abbiamo responsabilità più severe, più grandi, ma questo non cambia il nostro essere fratelli; e, quando uno vive questa parola, allora cambiano molte cose. Il Vangelo vuole questo cambiamento, vuole che l’umanità sia una grande famiglia dove Dio è il Padre e Gesù è il fratello maggiore. Proprio san Francesco ha vissuto molto questa fraternità, e ha rinnovato in questa direzione anche la vita religiosa. Gli ordini monacali, benedettini erano come una famiglia con il suo padre di famiglia ed i suoi figli e si estendeva persino ai funzionari, agli impiegati: la comunità riproduceva il modello della famiglia patriarcale, dove l’abate era al centro, mentre i figli e gli altri funzionari erano intorno. San Francesco, invece, diceva: “Siamo tutti fratelli”. Perciò, anche il superiore generale si doveva chiamare “ministro” generale – ossia servo generale -, ed ancora adesso lo chiamiamo così. Questo non vuol dire che lui solo sia servo e gli altri non siano servi, ma è solo per sottolineare che San Francesco voleva questo fatto di essere “ministri” cioè servi, e non superiori. Il superiore locale lo si chiama fratello guardiano. I Francescani, inoltre, sono coloro che hanno cominciato ad eleggere il superiore periodicamente, mentre l’abate era a vita perché il padre è il padre e non lo si cambia mai; in una comunità di fratelli, invece, si può cambiare colui che è il ministro, servo, guardiano, per il fatto che tutti sempre continuano a rimanere fratelli. Si trattava di una vera e proprio innovazione nella vita cristiana, in questo senso. Questa per me è stata una frase del Vangelo meravigliosa, significativa, fonte di ispirazione che mi aiuta ad orientarmi, mi solleva delle questioni molto profonde, perché non è sempre così, perché non sempre la si realizza.
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